C’ERA UNA VOLTA “UL CIRCULON”

 


Il Circolo Arci con questa mostra fotografica vuole ricordare la storia di alcuni edifici, situati in Via Madonna ai numeri civici 14/16, e ciò che hanno rappresentato negli anni.

 

Questi stabili, ora di proprietà privata e adibiti ad abitazioni ed uffici, per alcuni decenni del ‘900 furono sedi di cooperative con vendita di prodotti alimentari, associazioni, circoli, partiti di varie tendenze e colore politico. Per generazioni di Colnaghesi, questi luoghi hanno rappresentato un punto di ritrovo, di cultura, di svago, di impegno sociale e di formazione politica.

 

La prima Cooperativa ad occupare l’edificio, fondata il 16 febbraio 1909, fu la “Società Cooperativa del Pane” dotata di forno a legna, che produceva, cuoceva e vendeva pane di buona qualità a buon mercato.

 

Durante il ventennio fascista, questi fabbricati ospitarono, oltre alla sede del partito, anche l’ “Associazione Nazionale Combattenti” e l’Opera Nazionale “Dopolavoro Cesare Battisti”, organo predisposto ad assorbire tutte le forme di associazionismo.

 

Terminata la 2 Guerra Mondiale, cambia il clima politico, economico e sociale.

 

Rinasce la possibilità per i cittadini di autoorganizzarsi in associazioni politiche, culturali, sportive, ricreative: sono anni di forte contrapposizione ideologica a livello internazionale, il mondo viene diviso dalle superpotenze U.S.A. e U.R.S.S. in due blocchi contrapposti. L’ esito immediato di questa situazione è la “guerra fredda” che coinvolge anche l’Italia per quanto riguarda l’aspetto istituzionale e politico, con la prevalenza di due schieramenti politici contrapposti, egemonizzati dalla Democrazia Cristiana e dal Fronte Popolare (P.C. - P.S.I.).

 

Anche a Colnago si è respirato questo clima di contrapposizione.

 

Il 1° aprile 1946 la “Società Cooperativa del Pane” trasforma il suo statuto e la nuova denominazione diventa “Cooperativa Famigliare del Popolo”, di chiaro orientamento politico di sinistra.

 

Due anni dopo, alcuni soci, in netto contrasto con questo indirizzo politico, si dimettevano ed il 21.02.1948 fondavano la “Cooperativa Agricola di Consumo Don Antonio Pellenghi” - di ispirazione cattolica - con sede in Via Lanzi, nei locali della parrocchia, con un punto vendita alimentare ed un circolo.

 

E’ questo il periodo in cui vengono identificate, all’interno della nostra comunità, con i termini “Circulon” la Cooperativa Famigliare del Popolo e “Circulen” la Cooperativa Don Antonio Pellenghi.

 

Comincia da qui la storia del “Circulon”: il Circolo diventa un centro di intrattenimento e di aggregazione di partiti e sindacati, un negozio di alimentari sempre con il forno per la cottura del pane.

 

Il 9 agosto 1953, lo Statuto della ”Cooperativa Famigliare del Popolo” è stato nuovamente modificato dai Soci che hanno variato la denominazione in “Cooperativa Agricola Famigliare”: oltre all’acquisto e vendita di generi alimentari, di macchine e attrezzi agricoli, si sono diversificate e aggiunte nuove attività per meglio rispondere alla mutata domanda sociale, tra cui la commercializzazione di tutti i prodotti inerenti il settore agricolo (concimi, sementi, mangimi, etc..) e la costruzione di edifici rurali, di magazzini, di stalle, nonchè l’istituzione di circoli ricreativi, sale letture e biblioteche.

 

Sono questi gli anni di massimo sviluppo per il Circolo che nel 1957 conta 517 soci. L’avvento dello sviluppo industriale degli anni ’60, il cosiddetto “Miracolo Economico”, muta profondamente la realtà economica e sociale determinando la fine della società contadina e la trasformazione repentina del modello di vita, di usi e costumi: sono arrivati la tv, gli elettrodomestici, i condomini, le automobili, insomma è diventata una “società di consumi”.

 

La Cooperativa ha tentato di fronteggiare le difficoltà di gestione, cercando soluzioni conciliabili con la nuova realtà, attraverso la modernizzazione del Circolo e del negozio alimentare e affittando parte del fabbricato (adibito poi a sala da ballo).

 

La concorrenza dei grandi gruppi privati del settore distributivo era però spietata e l’unica soluzione era consorziarsi con altre Cooperative della zona.

 

Il 12 settembre 1968, in un’assemblea straordinaria con 36 soci presenti su 240, la “Cooperativa Agricola Famigliare” è confluita nell’ “Adda Coop” – “Cooperative Unificate dell’Adda” che raggruppava il “Circolo Famigliare Duca D’Aosta” di Cornate D’Adda, il “Circolo Monte Grappa” di Masate, la “Proletaria” di Trezzo sull’Adda che a sua volta aveva già incorporato quelle di Concesa, Groppello, Vaprio D’ Adda e Busnago.

 

Negli anni successivi, l’ ”Adda Coop” incontra varie difficoltà finanziarie ed è costretta a cessare l’attività del punto vendita di Colnago: il 3 gennaio 1977 mette in vendita gli immobili a privati.

 

Terminava dopo 70 anni circa, prima con la chiusura e successivamente con la vendita dei fabbricati, anche la storia del “Circulon”, testimone e protagonista di un periodo storico ormai passato ma che ancora oggi genera ricordi e nostalgia nei non più giovani.

 

Settembre  2016                     

 

 

 

 

Colnago agli inizi del ”900

 

 

 

 

Società Cooperativa del Pane

 


La “Società Cooperativa del Pane” è stata fondata il 16 febbraio 1909 a Colnago, con sede in via Madonna n. 20/24.


Costituita da 82 soci, con un capitale sociale di lire 1.010 (con azioni del valore di lire 10 cad.), è nata in un momento storico particolarmente difficile per le popolazioni contadine Lombarde ed in particolare per quella Colnaghese.

La finalità principale della Cooperativa era la produzione e la vendita di pane di buona qualità e a buon mercato: il pane era considerato l’alimento base della dieta contadina e la panificazione era l’attività prevalente per contrastare la miseria, la povertà e il morbo della pellagra.

 

In seguito, la Cooperativa ha avuto un forte impulso anche per volontà di Don Antonio Pellenghi - parroco di Colnago dal 1913 al 1926 - che ha favorito il suo sviluppo introducendo, oltre alla raccolta di grano e frumento, anche forme di mutualità, un locale di macellazione di animali, uno spaccio di vendita di prodotti alimentari, vinicoli e legna da ardere.

 

LA SITUAZIONE SANITARIA A COLNAGO:
IL MORBO DELLA PELLAGRA


Nell’anno 1878, ci fu la prima inchiesta Nazionale sulla diffusione del morbo della “pellagra”.

 

Dei 3.201 pellagrosi censiti nel circondario di Milano, 2.200 erano dislocati in cinque comuni a ridosso dell’Adda: Inzago, Pozzuolo Martesana, Trucazzano, Trezzo e Cornate.

 

La pellagra era un infallibile indicatore della miseria contadina: il regime alimentare era prevalentemente costituito da cereali (in particolare  dal mais, usato per cucinare la polenta ed il pane giallo) e caratterizzato da carenza di proteine, lipidi e non sufficientemente integrato dal consumo di frutta, verdura, carni suine, animali da cortile e uova.

 

L’alimentazione e le condizioni igienico–sanitarie erano pessime e arrivavano perfino a causare forti dissenterie, indebolimento di nervi
e demenza o in alcuni casi anche la morte.

 

Nei primi anni del ‘900 in tutta la provincia di Milano il numero dei pellagrosi era diminuito ma la malattia non era scomparsa del tutto e Cornate continuava ad essere uno dei centri di maggior diffusione.

 

Nel 1907, infatti, la Commissione Pellagrologica di Milano (istituita per raccogliere dati sulla diffusione della malattia ma anche per realizzare interventi e provvedimenti per combatterla) pubblicò una relazione su alcuni paesi particolarmente colpiti dal morbo: in essa si parlava anche del Comune di Cornate, più nello specifico di Colnago, in termini che non lasciavano dubbi sulle ragioni della persistenza del morbo stesso tra i suoi abitanti.

 

Un membro della Commissione Pellagrologica di Milano, in visita a Colnago, in una sua relazione aveva descritto alcune abitazioni come “un abituro di contadini in pessimo stato, con pavimento di nuda terra, mancanza d’acqua, con tre matrimoni per ogni camera angusta, mal riparata, dalle imposte di carta e di tela strappate” Tre anni dopo, nel 1910, la stessa Commissione Pellagrologica assegnò alla appena costituita Cooperativa del Pane un sussidio di lire 1.000(un importo notevole per quegli anni).


 

 

 

Il ventennio Fascista
Anni ”30 - ”40

 

 

IL DOPOLAVORO “CESARE BATTISTI”


L’ “Opera Nazionale del Dopolavoro”, istituita in Italia il 1° Maggio 1925 dal regime fascista, era un’associazione con il compito di occuparsi del
tempo libero dei lavoratori.


Una sede, a Colnago, venne aperta all’interno dei locali della “Società Cooperativa del Pane” (oltre a quella del “Partito Nazionale Fascista” e dell’ “Associazione Combattenti”) dedicata ai fratelli “Silvio e Marco Resnati”, nativi di Colnago e figli del dott. Resnati Luigi originario di Milano, ufficiale sanitario a Colnago fino ai primi anni del ‘900, amante della musica e tra i fondatori della “Banda Musicale S. Alessandro” nel 1891.


I fratelli, entrambi aviatori, morirono durante la Iª Guerra Mondiale: Silvio, capitano decorato con medaglia d’argento, perse la vita in un incidente aereo il 17 maggio 1918 negli Stati Uniti, Marco sottotenente, risulta “disperso”.

 

Successivamente la sede venne dedicata a Cesare Battisti, patriota trentino impiccato dagli Austriaci il 12 luglio 1916 a Trento, durante la
Iª Guerra Mondiale.

 

 

 

IL VENTENNIO FASCISTA


La “Marcia su Roma” del 28 ottobre 1922 dei fascisti guidati da Benito Mussolini ha segnato l’iniziodi quello che gli storici definiscono il ventennio fascista, durante il quale il Re Vittorio Emanuele III diede a Mussolini l’incarico di formare un nuovo governo.


In pochi anni il Partito Nazionale Fascista riesce ad instaurare un regime dittatoriale attraverso lo svuotamento delle istituzioni parlamentari, con azioni di vario tipo: dichiara illegali tutti i partiti, elimina le libertà sindacali e il diritto di sciopero, scioglie le confederazioni del lavoro, sopprime la libertà di stampa, emana leggi razziali, istituisce i tribunali speciali, esercita intimidazioni e violenze squadristiche e porterà l’Italia ad allearsi con la Germania nazista e verso la 2ª Guerra Mondiale.


Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio Fascista, formato dai massimi dirigenti del P.N.F., consapevole ormai dell’andamento negativo della guerra, sfiduciò Mussolini.


Re Vittorio Emanuele III colse l’occasione per destituirlo e farlo arrestare.


 

 

 

25 aprile
“Festa di Liberazione"

 

 

 

LA RESISTENZA E I MOVIMENTI
DI LIBERAZIONE


Con l’armistizio dell’8 settembre 1943 firmato dal nuovo governo provvisorio (nato nel luglio ’43 dopo la caduta di Mussolini), l’Italia è divisa in due: il Sud occupato dalle truppe anglo-americane che stavano risalendo la penisola, il Centro Nord era controllato dall’esercito tedesco e dai collaborazionisti della Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.) con sede a Salò sul lago di Garda.


Gli oppositori del fascismo, di fronte a questa fase più grave e drammatica della guerra, costituirono il movimento di Resistenza; si riunirono in un Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.) che raggruppava forze eterogenee, diverse tra loro per orientamento politico e impostazione ideologica (comunisti, socialisti, azionisti, cattolici, monarchici e liberali), ma unite nel comune obiettivo di conquistare la l ibertà.


la Resistenza sorse quando le forze politiche democratiche, che si erano ricostituite, chiamarono il popolo a raccolta per cacciare i fascisti e i tedeschi.


In diverse zone le truppe italiane si rifiutarono di passare sotto il comando tedesco e combatterono disperatamente.

Uno degli aspetti più significativi della 2ª Guerra Mondiale fu il sorgere di movimenti di liberazione nazionale formati da gruppi di volontari (partigiani) che si organizzarono nelle montagne o nelle campagne e formarono corpi di sabotatori che agirono nelle città occupate.


La lotta di liberazione che ha coinvolto circa 250 – 300 mila partigiani tra cui anche 25 – 30 mila donne, fu una vera e propria guerra patriottica, combattuta in clandestinità con attacchi e sabotaggi alle truppe tedesche e ai loro collaboratori fascisti, subendo rappresaglie e condanne a morte in caso di cattura.


Anche nelle nostre zone del Vimercatese e Trezzese agirono gruppi di partigiani che hanno compiuto azioni importanti, perdendo la vita.


Il 25 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia (C.L.N.A.I.) proclamò l’insurrezione.

Il 25 aprile, considerato festa nazionale, viene ricordato come il giorno della Liberazione.


L’azione dei partigiani ha permesso all’Italia di riscattare, almeno in parte, la vergogna del fascismo e di formare, fin dalla fine della guerra,
un governo legittimo così da riprendere l’attività democratica.

 

 

“Ul circulon”
La Cooperativa
Famigliare del Popolo

 

 

 NOTE DI “COLORE”


Come già anticipato nello scritto sulla presentazione della mostra, con la trasformazione della “Cooperativa del Pane” nel 1946 in “Cooperativa del Popolo” e poi nel 1953 in “Cooperativa Agricola”, si evidenzia il chiaro orientamento politico del Circolo di quegli anni.

 

Infatti per i Colnaghesi


•Il“Circulon”sarà identificato come circolo dei “Ross”o dei“Cumunista”.

 

in contrapposizione


•Al “Circulen” dei “Democristio”, dei bionc o dei paulot”.

 


(Ricordi di un mondo scomparso)


 

 

 

“Ul circulon”
La Cooperativa Agricola Famigliare

Anni ”50

 

 

 

 

“Ul circulon”
La Cooperativa Agricola Famigliare

Anni ”60 - "70

 

 

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